Il 25° anniversario della caduta del regime comunista in Romania

 

Il discorso di P. Traian Valdman al Festival Interazionale Bookcity di Milano

 

Il occasione dell’anniversario di un quarto di secolo dalla caduta del regime comunista in Romania, trasmetto ai partecipanti di questo incontro, organizzato dal Centro Culturale Romeno, la benedizione di Sua Eccellenza Reverendissima Mons Siluan, Vescovo della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia, il quale ci esorta a non dimenticare i sacrifici fatti per la conquista della libertà.

Con l’occasione, ricordiamo che il regime comunista, che si instaura  dopo il 23 agosto 1944, e in modo particolare dopo il 6 marzo 1945, prende contro i politici, gli intelettuali ed i credenti in Dio, una serie di severe misure che determinano profondi cambiamenti anche nella vita religiosa. Lo Stato ateo marginalizza la Chiesa e la sua attività viene limitata al luogo di culto di ogni parrocchia, mentre lo Stato la controlla attraverso gli “ispettori dei culti” e mediante uomini della Securitate (Polizia segreta).

Lo storico Mircea Pàcurariu, nella sua Soria della Chiesa Ortodossa Romena (Ed 2000, pp. 446-448), scrive che dal 1948 alla Chiesa Ortodossa è proibito avere associazioni religiose, mantenere rapporti con le organizzazioni ecumeniche dell’Europa Occidentale, svolgere attività filantropica. L’insegnamento religioso viene eliminato da tutte le scuole di ogni grado e non si può più celebrare negli ospedali, nelle case per anziani e nei centri militari.

Sono soppressi i periodici ecclesistici di tutte le diocesi, ad eccezione di Telegraful Roman di Sibiu. Sono chiuse la Facoltà di Teologia di Suceava (rifugiata da Cernauti), quattro Accademie teologiche della Transilvania e del Banato, l’Accademia di Musica Religiosa di Bucarest e tutti i seminari della Valacchia e della Moldavia.

Nello stesso anno sono annullate sei diocesi - di Husi, Arges, Constanta, Caransebes, Sighet e quella dell’Esercito -, ed i loro vescovi titolari ed i vescovi-vicari, una ventina, sono obbligati a ritirarsi dalle loro cariche. Le quattro diocesi della Bessarabia e della Bucovina erano perse sin dal 1944, con l’annessione di quelle regioni all’Unione Sovietica. Dalle 22 diocesi ortodosse, esistenti prima della seconda guerra mondiale, rimangono soltanto 12.

Numerosi vescovi, sacerdoti e teologi sono perseguitati dal regime totalitario, allontanati dalla Chiesa, rinchiusi nelle prigioni di triste memoria di Jilava, Pitesti, Aiud, Gherla, inviati a lavori forzati al canale Danubio – Mar Nero, sottoposti a torture fische e psichiche, alcuni deportati in Siberia. Il volume Biserica întemnițată, coordinato da Paul Caravia e tradotto in inglese (The Imprisoned Church. Romania, 1944-1989, Bucharest 1999, p. 15), ci da i numeri dei ministri di culto inprigionati: 1888 sacerdoti ortodossi, 235 greco-cattolici, 172 cattolici-romani, 67 pastori protestanti, 25 neoprotestanti, 23 musulmani, 13 mosaici. Tra questi ho conosciuto personalmente il sacerdote Vasile Badescu, fratello di mia mamma, (Op.cit., p. 67), Padre Dumitru Staniloae, che ho avuto come professore all’Istituto Teologico di Bucarest, Padre Sofian Boghiu, con il quale ho celebrato al monastero Antim di Bucarest negli anni 1972-1974, l’Archimandrita Antonie (Leonida) Plămădeală, venuto nel 1968 come segretario all’Istituto Teologico di Bucarest e negli anni 1972-1974 alla Cancelleria del Santo Sinodo come Vescovo Vicario Patriarcale, e l’Archimandrita Bartolomeu-Valeriu Anania, dopo il ritorno dall’America, diventato più tardi metropolita a Cluj. Alcuni sacerdoti sono stati condannati a morte perché hanno partecipato alla resistenza armata nelle montagne, accanto ad altri anticomunisti. Sono stati arrestati e inprigionati i vescovi greco-cattolici della Transilvania ed alcuni vescovi cattolici-romani.

Con il Decreto di Stato 410 del 1959, vengono chiusi molti monasteri ed eremi ortodossi, centianaia di monaci e monache allontanati con la forza e mandati nelle loro famiglie o al lavoro nelle fabriche.

Dopo il 1977 inizia l’opera di demolizione di una ventina di chiese a Bucarest, alcune delle quali monumenti storici (pp. 445-448).

Nel dicembre 1989 l’edizione di Natale del giornale Telegraful Român apriva con la notizia “O, ce veste minunată” (O, che notizia meravigliosa), titolo di un canto natalizio con il quale si annunciava la caduta del regime ateo inumano e la conquista della libertà.

Oggi celebraimo il 25° anniversario di quel momento storico, con riconoscenza per tutti quanti hanno sacrificato la propria vita per questo sublime ideale. A nome del nostro Vescovo, Mons. Siluan, esorto tutti, e in modo particolare la nuova generazione, a utilizzare con dignità e responsabilità la libertà della parola, la libertà dello spostamento delle persone e la libertà religiosa, affinché il sacrificio degli eroi caduti per la libertà e la dignità del popolo romeno non sia vano e affinché ogni romeno, ormai cittadino dell’Unione Europea, sia un degno portatore dei valori spirituali del Popolo che da milenni vive „de la Nistru pân’ la Tisa”.

Grazie per l’attenzione!

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