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Il Mistero della natività di Cristo:

Fondamento del nostro vivere con Dio ogni giorno

 

 

 

 

SILUAN 

Per grazia di Dio, Vescovo della Eletta da Dio Diocesi Ortodossa Romena d'Italia,

 

 Piissimo ordine monastico,

Reverendissimo clero e

Ortodossi del popolo cristiano della nostra Diocesi,

 

Grazia, pace e benedizione da Dio, e da noi Apostolica e Paterna benedizione! 

 

Piissimi e Reverendissimi Sacerdoti,

Amati figli e figlie di questa Diocesi,

 

Per la misericordia e la compassione del Clementissimo Dio, siamo stati resi degni di giungere ancora una volta a celebrare la nascita nella carne del Figlio Coeterno col Padre celeste, del nostro Signore Gesù Cristo.

 

Questa luminosa Solennità rappresenta per noi un’occasione per penetrare in profondità il Mistero dell’incarnazione del Signore, affinché possiamo sempre più far nostro ciò che essa rappresenta per la nostra vita. Si tratta, così, di un Mistero, cioé di qualcosa che non è visibile a tutti... Ciò che si vede nasconde ciò che è invisibile. Ciò che vedono gli occhi del corpo rinvia a ciò che può vedere solo un cuore puro. Coloro che nel passato si sono preparati per essere testimoni della nascita del Signore sono stati gli stessi che aspettavano il Redentore o lo cercavano con sincerità di cuore, coloro che ora possono contemplare il Mistero che ci sta dinnanzi sono solo coloro che hanno la buona volontà di aprire il proprio cuore per accogliere in esso il Figlio di Dio che, così come al tempo della Sua nascita, non ha dove posare il capo[1].

 

 

L’inno alla Genitrice di Dio (Deìpara) che si canta in questa solennità dice:

 

Mistero sconosciuto e prodigioso vedo, il cielo divenuto grotta, il trono dei cherubini la Vergine, la mangiatoia, dimora nella quale si è adagiato colui che è incontenibile, Cristo Dio, che, lodandolo, glorifichiamo.

 

Gli occhi del nostro cuore sono chiamati oggi a contemplare ciò che rimane nascosto agli occhi del corpo, per renderci partecipi degli innumerevoli doni e significati che porta in se la manifestazione nel corpo di Dio. I cieli, oggi, scendono sulla terra, per restaurare ciò che ha sfasciato la caduta di Adamo nel Paradiso. Per questo cantiamo: Il Paradiso chiuso / oggi si è aperto nuovamente, osservando oggi Dio che si è fatto uomo per restituire all’uomo ciò che ha perduto a causa della caduta dal Paradiso. Oggi il Paradiso scende negli abissi della terra, e la Luce vera illumina l’oscurità della nostra umanità caduta e resa simile ad una grotta oscura. Oggi il Creatore viene per ridare alla Sua creatura la originale bellezza e ricollocare l’Uomo lì dove era posto sin dall’inizio, alla Sua destra, nel Suo regno. E poiché l’uomo è giunto fino a non più sapere e non desiderare di ricercare il Regno di Dio, ecco che Dio viene, Egli stesso, a cercare l’uomo, assumendo la natura umana decaduta e deformata perché priva di amore vero e dalla comunione dalla Sorgente della vita.

 

Il grido profetico di Isaia, che si compie oggi, è più che mai attuale:

Con noi è Dio![2] Ciò significa che, da oggi, non siamo più soli, poiché con noi c’è Dio, e nessuno contro di noi[3]. D’ora innanzi, Dio è con noi in ogni giorno, sino alla fine dei secoli[4], per la gioia dei fedeli e per consolazione di coloro che non conoscono Dio.

Ma Dio per noi non è „qualcosa” che è solo immaginazione, ma è Qualcuno, concreto e presente. La odierna solennità, ci rivela Cristo Signore come Sole di giustizia e Alba che viene dall’alto, perché, d’ora innanzi, ad ogni mattino diamo gloria a Colui che ci rivela la nuova luce[5] e che è Sole più alto del sole che illumina ogni uomo che viene al mondo[6]. Chi lo segue non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita[7].

D’ora innanzi, che sappiano tutti gli uomini che Dio è con noiLa retta Via, la Verità inconfutabile e la Vita senza fine[8].. Da oggi stesso, tutti i giorni, con noi è il Pane della vita[9] e chi ne mangia non muore più[10]; il Pane della vita, di tutti i giorni; il Pane vivo che è disceso dal cielo[11], e che  dona la vita eterna a colui che lo mangia[12]. Ancora, la festa di oggi ci propone di gustare il vero cibo e la vera bevanda[13], cioè il Corpo e il Sangue che il Figlio eterno di Dio ha assunto in Se e che ha purificato e santificato, con la passione, la croce, la morte e la resurrezione, glorificandoli e ponendoli alla destra di Dio Padre. Gustando  da questo banchetto celeste, festeggeremo davvero, e non solo oggi, ma ad ogni solennità, in ogni Domenica, ad ogni Divina Liturgia, l’incarnazione di Dio, per noi e per la nostra salvezza.

 

AccogliamoLo oggi anche noi il Dio-Uomo e accogliamoLo con gioia, con calore e amore, per non trovarci in qualche modo a respingere Dio, come una volta la gente di Gerusalemme, sapendo che a quanti l’anno accolto e credono nel Suo nome ha dato il potere di diventare figli di Dio[14]. E se siamo figli, siamo anche eredi[15]. E „l’eredità” di Dio significa: amore, perdono, compassione, misericordia, santificazione e tutte le altre bontà divine che siamo chiamati ad accogliere e come il Figlio di Dio, a condividergli con tutti quelli che ci sono vicini, perché la nostra gioia non è piena se non è condivisa con il nostro prossimo e soprattutto con il povero, il bisognoso, lo straniero, il malato o lo schiavo o il prigioniero. Perché dice il Signore che  quello che facciamo ai Suoi fratelli, i più piccoli, a Lui lo stiamo facendo[16].

 

 

Facendo e vivendo in questo modo, saremo anche noi riconosciuti dal Signore come fratelli Suoi, come chi ha ascoltato la Sua parola e la mette in pratica[17], divenendo Suoi testimoni nel mondo che ci circonda. Questa è la vera via della missione, nella parrocchia o nel monastero, non solo in questo anno dichiarato dalla nostra Chiesa anno omaggiale della missione nelle parrocchie e nel monastero, ma in ogni tempo e in ogni luogo.

 

Con la costanza con cui assumiamo e viviamo i doni che l’incarnazione di Dio ci ha portato dipende anche l’autenticità e l’impegno con il quale trasmetteremo alle migliaia di bambini che battezziamo e a migliaia di bambini e giovani che cresciamo ed educhiamo. Per questa ragione, sprono tutti i pastori di anime della nostra Diocesi, le mamme ed i papà, i padrini e i preziosissimi nonni, aprofondite ogni giorno la conoscenza e la pratica della fede, per poter essere esempi vivi per i vostri figli, che sono diventati, per il Battesimo, figli di Dio, e per andare incontro come si conviene, con abbondanti frutti, al 2016, proclamato dal Santo Sinodo della nostra Chiesa Anno Omaggiale dell’Educazione Religiosa dei Giovani Cristiani Ortodossi.

Essendo realisti e coscienti del disordine spirituale caratteristico per chi vive nel turbine di questo mondo, che non lascia né tempo né forza per leggere e pregare, è bene sapere, per nostra consolazione e incoraggiamento, che esiste una via semplice e a portata di mano di tutti, in grado di compensare  ciò che noi non riusciamo né sappiamo più fare. Questa via è riassunta nelle parole che spesso ripetiamo nelle celebrazioni della Chiesa:

Affidiamo noi stessi e gli uni per gli altri e tutta la nostra vita a Cristo Dio.

 

A questo esercizio (askesis – ascesi) possiamo aggiungerne un altro: invocare, in ogni tempo e luogo, il Nome di Dio,  il Quale E’ con noi ogni giorno,dicendo, per noi, per coloro che ci amano o ci odiano, e per il mondo intero: Signore, misericordia!

 

E quando ci accorgiamo che i giovani non ci ascoltano più, e non vogliono più venire con noi in Chiesa, invece di costringerli e giudicarli, meglio preghiamo per loro, chiedendo a Dio perdono per loro e per noi, e santifichiamo e purifichiamo la nostravita, per mettere basi solide per la vita e la beatitudine loro e nostra.

 

Così facendo e vivendo, avremo la speranza nella misericordia  e nella benedizione di Colui che si è fatto uomo, come noi, per svegliare in noi il desiderio di diventare come Lui, bramendo, come Lui, che tutti gli uomini si salvino e giungano alla conoscenza della Verità[18].

 

La Sua benedizione sia su di voi e su tutti i vostri cari, con la Sua Grazia e il Suo amore per gli uomini, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.

 

Solennità feconda di salvezza e Anno Nuovo con pace e salute a tutta la casa, auguro a tutti, vostro Padre e Pastore

 

† Vescovo SILUAN

Diocesi Ortodossa Romena d’Italia

 

Data dalla Nostra Residenza di Roma, nella Solennità della Nascita del Signore il

25 Dicembre, Anno 2015.



[1]Cf. Mt. 8, 20.

[2]Is. 8, 9.

[3]Condaco dell’Ascensione.

[4]Cf. Mt. 28, 20.

[5]Cf. Dossologia grande, dal Mattutino.

[6]Cf.Gv. 1, 9.

[7]Cf. Gv. 8, 12.

[8]Cf. Gv. 14, 6.

[9]Cf. Gv. 6, 48.

[10]Cf. Idem. 6, 50.

[11]Cf. Idem. 6, 51.

[12]Ibidem.

[13]Cf. Gv. 6, 55.

[14]Cf. Gv. 1, 12.

[15]Cf. Rom. 8, 17.

[16]Cf. Mt. 25, 35-40.q

[17]Cf. Lc. 8, 21.

[18]Cf. 1 Tim. 2, 4.